Loading...

LA VITICOLTURA BIO

La viticoltura biologica è un modo di produzione che rispetta, mantiene e migliora la terra, preserva la qualità dell'acqua e promuove la biodiversità.

Protegge l'ambiente tra cui acque sotterranee, fauna e flora. Facendo particolare attenzione alla vita dei microrganismi del suolo, il viticoltore promuove la radicamento profondo della vite e di conseguenza l'espressione del terroir nel vino.

 

Il lavoro in Vigna

Il suolo è la preoccupazione principale nell'agricoltura biologica, tenendo particolare attenzione a:

*aratura,

*sovescio (In agraria, interramento di piante o di parti di piante allo stato fresco, praticato allo scopo di arricchire il terreno delle sostanze concimanti in esse contenute),

*colture di copertura e

*compost.

Queste pratiche stimolano la vita del terreno, permettendo ad esso di esprimersi nel vino.

I viticoltori biologici impiegano in generale più persone per ettaro, al fine di mantenere le migliori condizioni sanitarie (meno macchine si usano meglio è) per la maturazione ottimale delle uve e per la loro qualità.

La gestione del vigneto è adattata in base ai requisiti definiti dalle normative AOC Champagne, con particolare attenzione allo sviluppo armonioso della vegetazione.

Per proteggere la vite dai suoi parassiti, il viticoltore biologico può utilizzare diversi mezzi naturali: predatori, minerali naturali come zolfo, batteri amichevoli, piante medicinali ...

Contro la muffa si usano i sali di rame anche se in dosi più basse rispetto alla viticoltura tradizionale, con un limite di 30 kg/ht ogni cinque anni, una media quindi di 6 kg all'anno, media spesso di molto inferiore al massimo consentito.

Il raccolto deve essere necessariamente manuale portando a depositare i grappoli sulle presse ancora perfettamente intatti.

 

La Vinificazione Bio

Il regolamento europeo per la vinificazione biologica n ° 203/2012 è entrato in vigore il 1 ° agosto 2012 ed è suddiviso in quattro settori:

ingredienti biologici

Tutti gli ingredienti utilizzati nel vino devono essere certificati biologici: uve, ma anche zucchero e, se del caso, mosto di uve concentrato.

Additivi ed ausiliari

L'elenco degli additivi e degli ausiliari autorizzate prevede che questi debbano provenire da materie prime biologiche. In particolare per i lieviti è obbligatorio l'uso di quelli bio se sono della tipologia/ceppo adeguata alla vinificazione che si può condurre, altrimenti si può ricorrere ai lieviti convenzionali,purché non OGM, alla fermentazione spontanea o ai propri lieviti .

Non si possono usare invece il dimetildicarbonato (DMDC), le mannoproteine, il solfito ed il bisolfito di ammonio, l'ureasi, la carbossimetilcellulosa, il polivinilpolipirrolidone (PVPP) e  i sorbati. Anche se di origine naturale sono vietati il lisozima e le betaglucasi.

Anidride solforosa

Il tenore di anidride solforosa dipende dal tipo di vino, ma anche dal contenuto di zucchero. Per gli Champagne, il limite è di 150 mg/l anche se c'è da dire che a le pratiche sono lontane da questi alti limiti raggiungendo in alcuni caso lo zero in moltissimi altri stando sotto i 40 mg/l .

Pratiche enologiche

L'elenco delle pratiche enologiche vietate nella vinificazione biologica comprende:

*trattamento con scambiatori di cationi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino

*la concentrazione parziale a freddo;

*de-alcolizzazione parziale del vino;

*il trattamento per elettrodialisi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino;

*la desolforazione dei mosti (l’eliminazione dell'anidride solforosa con procedimenti fisici). Va detto che tale divieto pregiudica negativamente la produzione di mosti concentrati e MCR (Mosto concentrato rettificato), che interessa soprattutto l'Italia;

Essere certificati nella viticoltura biologica implica il rispetto delle norme europee sulla produzione biologica. In particolare, vieta l'uso di pesticidi sintetici e fertilizzanti chimici. Dall'annata 2012, la vinificazione è regolata anche da una specifica che ha dato al vino lo status di prodotto biologico.

 La certificazione viene assegnata individualmente per ogni prodotto e assicura al consumatore che le regole di produzione biologica per la sua produzione sono state rispettate. Può essere concesso solo dopo un periodo di tre anni di conversione biologica delle viti, come per tutte le altre colture biologiche perenni.

 

Dall'annata 2012, questo logo europeo è obbligatorio presente sull'etichetta per poter reclamare il vino Bio.

 

La registrazione dell'organismo di certificazione deve figurare anche sull'etichetta, il cui nome rimane facoltativo.

 

 Questo logo è specifico per i prodotti biologici prodotti in Francia.

 

Era l'unico che poteva essere utilizzato prima dell'imposizione della specifica europea fin dal raccolto 2012, garantendo solo l'uso di uve biologiche. È sempre utilizzabile, ma rimane opzionale.

Nessuno di questi loghi può essere apposto agli Champagnes prodotti durante i tre anni di conversione.

LOGO AGENCE BIO Puoi trovare l'elenco esaustivo di viticoltori impegnati nella certificazione biologica sul sito web di Agence Bio, indicando la data di entrata in conversione e proponendo un fascicolo dettagliato sui loro prodotti biologici certificati. Questi produttori possono offrire Bio Champagne già sei anni dopo il primo raccolto dopo la loro conversione.

www.agencebio.org

 

Bio e Biodinamica

La base è molto simileper questi due modi di produzione. La biodinamica utilizza in aggiunta a preparazioni specifiche e consente l'influenza cosmica, oltre ad avere alcune restrizioni più rigide.

Maggiori info si trovano su:

www.bio-dynamie.org

LOGO MABD

www.demeter.fr

LOGO DEMETER

www.biodyvin.com

LOGO BIODYVIN


Detto , fatto! Provare per Credere.

 

 

 

Fonte dell'analisi http://www.champagnesbiologiques.com/index.php/viticulture-bio/quest-ce-que-la-viticulture-bio
Leggi tutto...

Alla scoperta di... Tenuta Dalle Ore

L'autunno è arrivato e la vendemmia è presente, eccome se è presente! 

Marco, vignaiolo valdagnese (con base a Trissino, Vicenza), ci ospita gentilmente e si confida con noi nonostante il periodo di piena che ogni produttore sta attraversando.Quello della vendemmia appunto!

Iniziamo da qui il nostro tour enologico che ci aiuterà a farvi conoscere uno ad uno i produttori che trovate nel nostro e-commerce. Ogni "gita" in cantina ci permette di entrare a stretto contatto col produttore e con il suo modo di pensare (e quindi produrre) il vino.

 

Uno scorcio della Tenuta, guarda il post su INSTAGRAM da qui.

 

 

Mattia.Biochampagne (MB): <<Ciao Marco, visto che l'argomento sulla bocca di tutti in questo periodo è la vendemmia prima di procedere con l'intervista raccontaci un pò. Dopo le recenti piogge pesanti miste a grandine che hanno colpito alcune zone del vicentino hai subito danni? Come procede il raccolto?>>

Marco Margoni Dalle Ore (MDO): <<Ciao Mattia, fortunatamente non siamo stati nemmeno sfiorati dalla grandine, certo la pioggia intensa c' è stata ma non ha inficiato il raccolto anzi ci ha aiutati con l'uva tardiva come il riesling o il cabernet. In linea generale sono molto soddisfatto, la durella ci delizierà. >>

 

Marco in cantina con parte del suo raccolto di uva Durella.

 

MB:<<Marco, sappiamo bene che te e i tuoi fratelli (Vittorio e Luciano ndr) state dando seguito a quello che il tuo bisnonno Girolamo ha iniziato agli albori del 1900, ma raccontaci un pò...tu sei nato e cresciuto in vigna oppure c'è stato dell'altro prima di continuare con la tradizione familiare?>>

MDO: <<Finché se ne sono occupati i miei parenti, essendo un’azienda piccola, non c’era posto anche per me, nonostante avessi studiato agraria all’Università di  Padova. Per cui finiti gli studi ho fatto le mie esperienze in campo agronomico come libero professionista, ho seguito lo sviluppo di impianti di biocompostaggio, poi ho avuto una grande opportunità e ho cominciato a lavorare per una multinazionale come project manager, il mio compito era quello di duplicare la qualità della casa madre nelle filiali che venivano aperte all’estero. Tra i 30 e i 40 anni infatti ho vissuto parecchio all’estero, poi sono rientrato e alla tenera età di 45 anni ho cominciato questa avventura in vigna. >>

 

MB: << Qual'é stato il momento che definiresti “chiave”, che ti ha condotto alla scelta di dedicarti al vino?>>

MDO:<<Quando i miei parenti hanno detto che si sarebbero ritirati dall’attività, anche se avevo un bel posto di lavoro, ho sentito dentro una “vocina” e mi sono detto: ora è il momento di fare questo! Prendo in mano l'attivitá di famiglia!>>

 

MB:<<C'è stato un momento nella vita che hai pensato di cambiare rotta oppure che ti ha dato conferma che questa era la tua strada ?>>

MDO:<<In realtà ho avuto delle perplessità quando mi sono reso conto che non sarebbero bastati 3 o 4 anni per arrivare a breakeven point e che tutti i conti che avevo fatto, seguendo una logica industriale, erano pressoché inutili nel mondo agricolo. Ho dovuto rivedere il mio progetto e prendere atto del fatto che quello che mi dicevano era vero, ci sarebbero voluti 10 anni per avviare davvero questa “macchina”, e non 3, come sostenevo io. Ovviamente arrivato a quel punto non  ho mollato e ho continuato a lavorare, anche perché questo mondo mi appassionava sempre di più.>>

 

MB:<<Sono passati adesso questi famosi 10 anni! Cosa mi racconti? Era vero quello che ti dicevano?>>

MDO:<<Adesso incomincio a vedere la svolta. C’è la gente che mi telefona, non ho più l’angoscia di arrivare a fine mese, gli ordini sono continuativi e si vede che è migliorata completamente la situazione. Adesso non ti dico che ci sentiamo arrivati anzi, c’è ancora tantissimo da fare, vogliamo impostare l’estero, abbiamo molte idee, però quello che ti volevo trasmettere è che dopo 10 anni di sacrifici e duro lavoro, finalmente incomincia a essere un pò più rilassante e gratificante per tutti !>>

 

MB:<<Gestite l’azienda insieme al vostro enologo di fiducia; come vi siete scelti?>>

MDO:<< Venivo da alcune esperienze negative, professionisti convenzionali distanti dal mio pensiero che era quello di produrre in biologico e naturale. Quando dopo 4 anni circa, mi sono davvero stancato di produrre in quella maniera, ho conosciuto Franco Giaccosa. Ho voluto fortemente quell’incontro e devo dire che, quando ci siamo conosciuti è stata realmente una di quelle cose di pelle! Sentivo che c'era sintonia, che si parlava la stessa lingua e che si aveva la stessa visione. Era proprio la persona che ci serviva.>>

 

A)Un grappolo di uva Durella. B)Uno scorcio di vigna della tenuta.
C)Preparazione della prima pressatura soffice della Durella.


MB:<<Quindi sei anni fa arriva la svolta del biologico? >>

MDO:<< Non esattamente. Quando ho conosciuto Franco, sei anni fa, c’è stata la svolta dal punto di vista enologico, non agricolo. Fin da subito io praticavo una lavorazione in vigna del tutto biologica ma non sapevo come fare in cantina. Mi facevo il mazzo per fare bio in agricoltura portando in cantina delle uve che erano magnifiche e pulite, ma dopo "perdevo il lavoro naturale" con l'utilizzo di lieviti selezionati, solforosa, enzimi aggiunti per aver prodotti più profumati ecc.. e questa cosa non la riuscivo a digerire. >>

 

MB:<<Quindi, rispetto assoluto per la propria terra e per il vigneto, niente diserbisolo a trattamenti di zolfo e rame, tutte le lavorazioni fatte a mano, no ad aggiunta di lieviti selezionati nè chiarifiche. Il vostro vino, come vi ripaga per queste scelte non convenzionali?>>

MDO:<< Il vino oggi mi da delle soddisfazioni totalmente diverse rispetto al passato! Diciamo che prendendo questa strada ho perso una certa clientela, abbastanza banale nei gusti, che voleva qualcosa di molto semplice. Però ho conquistato tutto il mondo gli amanti del vino naturale di livello, quindi locali molto più sofisticati, che vanno in cerca di prodotti di alta qualità e, nonostante abbia dei prodotti "internazionali"(riesling, cabernet, pinot grigio, chardonnay…), fatti in questa maniera attirano comunque un interesse importante. Senza considerare la durella e la garganega che (fortunatamente) stanno diventando sempre piú popolari grazie anche all'ottimo lavoro che qualche mio collega sta facendo da tempo. Non puoi entrare in certi locali di spessore con uno Chardonnay...a meno che tu non lo faccia in un certo modo (sorride soddisfatto).>>

 

MB:<<Parlaci delle "Regole della valle dell'agno". Sei stato tu a riportare queste tradizioni a casa oppure ci sono sempre state?>>

MDO:<<Questo era un documento che era stato fatto, perché si voleva dare una regola da seguire a chi fosse entrato a fare viticoltura in quest’area in modo da aver già una filosofia da poter sposare per permettere alla Valle dell’Agno, qualora fosse diventata più interessante dal punto di vista vitivinicolo, di avere un’indicazione dei suoi standard minimi. In questo modo, con il tempo si sarebbe anche potuta chiedere una DOC già specifica, bio, con determinati parametri e caratteristiche.
In realtà le regole della valle dell’Agno sono delle semplici regole che chiunque faccia biologico, bene e seriamente, in modo eticamente corretto, segue senza doverle specificare troppo. Questo documento aveva lo scopo di dire: cari viticoltori, siamo in un’area molto fortunata, che ci permette di non dover piantare vite dappertutto come succede per esempio in Valdobbiadene, a Soave, o in Valpolicella. Noi qui possiamo permetterci di non mettere l’irrigazione, possiamo permetterci di seguire una viticoltura biologica seria, vogliamo cavalcare l'onda seriamente? Vogliamo distinguerci per il modo di fare vino e per la sua qualitá? Volevamo creare consapevolezza sulla nostra cara terra.>>

  

MB:<<Rispetto ai grandi temi del biologico e della biodinamica, in senso ampio, esiste oggi il rischio di un equivoco legato alla semplice certificazione bio”? Questa indicazione in etichetta pensi sia di per sé sufficiente a garantire che dietro al prodotto certificato vi sia sempre il rispetto dei medesimi parametri?>>

MDO:<<[pausa di silenzio] In realtà sul carro del Bio stanno saltando tutti, la cosa positiva è che comunque questo porta a una diminuzione dell’uso della chimica e ad una ricerca di prodotti e metodi che possano sostituirla.
Ovviamente, quelli che saltano sul carro solo per questioni economiche o commerciali non hanno fatto una scelta etica, non pensano a quale sia la vera motivazione che li spinge a lavorare in biologico e quindi hanno bisogno di essere supportati da tutta una serie di prodotti, che gli consentano di fare esattamente ciò che facevano prima in convenzionale, salvaguardati quindi da possibili cali di rese e tutte altre problematiche che ci possono essere in corso d’opera.
Diciamo che effettivamente, l’unico modo di essere realmente sicuri di un certificato bio, è quello di andare in azienda e vedere come si lavora. Non c’è altro modo.>>

 

Il laboratorio/cantina della Tenuta.

MB:<<Ci sono produttori di vino a cui ti sei ispirato o che stimi particolarmente per come lavorano e producono vino ?>>

MDO:<<Angelo Gaia! È venuto qui in azienda con il suo staff, abbiamo passato una giornata assieme, passeggiato per le vigne……e…. Ha chiesto a me come facevo, cosa che mi ha lasciato esterrefatto, perché con uno come lui, siamo noi che dobbiamo pendere dalle sue labbra. Lui era molto interessato al nostro modo di lavorare, alla viticoltura veneta, al biologico…per cui è stato un confronto sicuramente molto interessante e positivo.

MB:<<Sei ambizioso!>>

MDO:<<Il problema è questo: se io non l’avessi mai conosciuto, probabilmente non direi cosi. Ma l’ho conosciuto, abbiamo cenato insieme qui da me, io lui e sua figlia. Hanno veramente tanta esperienza nel mondo del vino, mi hanno ispirato.>>

 

 

Angelo e Gaia Gaja

MB:<<CalesioTorque, KlosMappale77 sono nomi atipici per dei vini . A cosa ti sei ispirato per sceglierli? >>

MDO:<<La nostra area geografica é piena di ritrovamenti di civiltá celtiche, popolo a me caro. Per i Celti la Torque era un gioiello se non di più: era un oggetto mistico, parte integrante dell'identità del popolo. Costituiva una sorta di segno tipico della divinità ed indossandola ci si garantiva protezione. Per me Torque rappresenta questo, il Gioiello di famiglia. Calesio rappresenta un guerriero celtico che, nella nostra zona, ha messo d'accordo le popolazione dei Celti, dei Veneti e quella dei Retici che non riuscivano a darsi tregua. Ha interrotto anni di combattimenti mettendo tutti d'accordo: ecco il Calesio per me fa questo, é uno spumante che mette tutti d'accordo. Mappale 77 invece é stato scelto perché non avendo la possibilitá di definire un Cru nella nostra zona ho identificato la parcella che mi permette di creare questo fantastico vino e l'ho voluta imprimere in etichetta. Le persone è giusto che sappiano qual'é la zona del "Grand cru" di Dalle Ore.>>

 

MB:<<Ci sembra giusto Marco, ora una domanda difficile: Il tuo vino preferito? >>

MDO:<<Il Torque mi piace da matti; Il Riesling mi da grandi soddisfazioni. Molti si chiedono come possa venire fuori un Riesling così a Trissino (sorride)… In realtá tutti i vini che faccio mi piacciono, sarebbe grave il contrario, non credi?>>

 

MB:<<In effetti sarebbe come aprire un ristorante e non apprezzare il cibo che fai: lo scegli tu! Per concludere Marco, hai in serbo qualche piacevole sorpresa per tutti noi, amanti del vino naturale ?>>

MDO:<< Direi di si. Ho iniziato un progetto che lega le frequenze (Hz ndr) alla vigna. Le frequenze con le loro vibrazioni influenzano le cellule di qualsiasi essere vivente e quindi anche quelle della vigna e dell'uva. Preferisco non aggiungere altro per ora, entro la fine dell'anno  sará disponibile il vino prodotto in armonia con tali frequenze e mi dirai la tua opinione. Io ne sono orgoglioso, poesia.>>

 

MB:<<Stiamo giá contando i giorni, non vediamo l'ora. Grazie del tuo tempo, buona continuazione e buon lavoro!>>

MDO:<< Grazie a voi ragazzi, continuate cosí!>>

 

 

Scopri tutti i prodotti della Tenuta da qui! 

Leggi tutto...

I consigli dello chef